Come usare e inserire il rel=”nofollow”


Postato in data maggio 3rd, da Riccardo Esposito in Blog. 2 comments

Spesso si parla dell’attributo rel nofollow e della sua utilità all’interno di un buon uso del web. D’altro canto, spesso e volentieri, questo elemento viene usato a sproposito. In primo luogo è giusto anticipare un punto: questo elemento riguarda il buon uso dei link nelle pagine web.
Come usare e inserire il rel="nofollow"
Non i link interni, però. Sto parlando di quelli in uscita. Questi elementi fanno parte della struttura del web (anzi, la creano) e al tempo stesso rappresentano un voto, una valutazione che Google interpreta per creare la sua classifica. E quindi la serp con i risultati. Certo, ci sono altri elementi che influenzano il posizionamento. Tra questi la velocità di caricamento.

Sai bene che l’ottimizzazione SEO riguarda la buona struttura della pagina, e il lavoro sulle keyword. Ma i link sono fondamentali per ottenere buoni risultati. Proprio perché sono così importanti, forse hai bisogno di gestirli con attenzione. Ecco perché devi usare il nofollow

Che cos’è e come funziona il rel nofollow

Si tratta di un attributo che si inserisce nel codice di una pagina web per dare un’indicazione chiara a Google: non seguire questo link.

O non seguire i link in questa pagina, dipende in che modo suggerisci l’ordine. L’attributo rel nofollow ha come obiettivo suggerire allo spider di Mountain View di non dare ascolto a quel collegamento: si tratta di una risorsa che per diversi motivi non vuoi accreditare.

Quindi, il rel nofollow è uno strumento in mano ai webmaster che devono gestire i contenuti pubblicati dagli autori e dagli utenti. Infatti, il nofollow è perfetto per evitare problemi con gli interventi dei lettori, ad esempio i commenti. Ma è anche un attributo utile ai SEO.

A cosa serve l’attributo nofollow sul web

A rendere innocui i link che non vuoi evidenziare in una pagina web. Come ho detto, in una buona ottimizzazione SEO c’è il lavoro sui link in entrata. Che hanno un valore per Google, ma non sempre è il caso di sottolineare il tuo rapporto con queste risorse. Qualche esempio concreto? Prendo spunto dalla pagina ufficiale di Google:

  • Contenuti non attendibili.
  • Link a pagamento.
  • Priorità di scansione.

Nel primo caso vengono inclusi tutti i link che in qualche modo non puoi verificare, dei quali non ti fidi. E in questa categoria entrano i riferimenti che vengono aggiunti in automatico dagli utenti. Ad esempio, su WordPress tutti i commenti dei post hanno link nofollow: quando inserisci un collegamento in queste sezioni hai già l’attributo attivo.

Quando inserire il rel nofollow nei link

Il primo passaggio è chiaro: se non ti fidi della fonte metti il nofollow. Un tempo si parlava addirittura di nofollow free nei commenti per incentivare il contributo dei lettori, poi le politiche di Google sono diventate troppo rigide e l’attività degli spammer troppo insistente.

Solo i pazzi oggi si permettono di lavorare in questa direzione. Un altro buon motivo per mettere i link in nofollow: hai deciso di puntare sulla compravendita di questi collegamenti. Quindi vuoi segnalare a Google che quella menzione non è naturale, è stata influenzata.

Si possono vendere link? Se sono uno strumento per ottenere buoni risultati in termini di posizionamento Google non può ammettere una situazione del genere. Sarebbe come ammettere che chi ha più soldi vince. Quindi c’è un divieto chiaro: non si possono comprare e vendere link. Però puoi scrivere articoli a pagamento se inserisci il rel nofollow. 

Poi c’è la necessità di dare una priorità ad alcune risorse, a pagine web specifiche. E il nofollow può essere uno strumento utile per suggerire a Google cosa seguire e cosa no con lo spider.

La stessa guida di Google è scettica su questo punto: “Una buona strutturazione delle informazioni (una navigazione intuitiva, l’utilizzo di URL facilmente leggibili da motori di ricerca e utenti e così via) potrebbe rappresentare un utilizzo molto più produttivo delle risorse rispetto al concentrarsi sulla determinazione della priorità della scansione tramite i link contrassegnati dall’attributo nofollow”. Matt Cutts rincara la dose: pensa a pubblicare contenuti di qualità.

Come inserire il nofollow nell’HTML

Ora sai a cosa serve il nofollow, resta da capire il passaggio successivo: come inserire questo attributo nelle pagine e nei post? Il modo più semplice e immediato: aggiungere il riferimento nel codice HTML. In che modo? Basta andare nell’editor HTML e aggiungere il tag rel=”nofollow” al link. Ecco un esempio chiaro e definito.

 <a href="nomesito.it" rel="nofollow">Nome Sito</a>

Come puoi vedere, il nofollow si trova prima della chiusura del link. In questo modo si dà l’attributo al collegamento, mentre con il meta tag robot puoi comunicare al crawler di non seguire tutti i link di una pagina. In realtà questo tag può essere utilizzato per altri scopi.

<meta name="robots" content="nofollow">
<meta name="googlebot" content="noindex">

Ad esempio puoi mettere una risorsa noindex. Ma puoi essere più preciso e indicare quale crawler escludere. In questo caso, ad esempio, ho messo in noindex quello di Google.

Plugin WordPress per gestire il rel nofollow

WordPress, come sempre, prevede una serie di plugin per gestire nofollow con semplicità. Per aggiungere questo attributo puoi intervenire sul codice, puoi lavorare sui meta tag. Ma se hai esigenze specifiche puoi puntare su estensioni specifiche. Qualche esempio concreto?

Plugin WordPress per gestire il rel nofollow

WordPress SEO by Yoast e il meta tag robot.

Ultimate Nofollow, ad esempio, aggiunge una spunta nel pannello di controllo: basta un click per avere quel link in nofollow. Poi c’è WP Nofollow Post per una gestione più ampia: con questa soluzione puoi mettere tutti i link in uscita in nofollow. O solo una parte. Ricorda, infine che con WordPress SEO by Yoast hai una gestione accurata del meta tag robot. Basta andare alla fine del post per trovare il pannello.

I link nofollow sono irrilevanti per la SEO?

La domanda da un milione di dollari: i link con attributo nofollow sono irrilevanti per chi fa SEO? La risposta è data da Google più volte: il motore di ricerca non considera questi link. Però lo stesso Matt Cutts ritorna sull’argomento e sottolinea una delle verità che ogni giorno ignoriamo: ci sono gli utenti. E Google guarda cosa fanno le persone.

Quindi il link potrebbe portare traffico di qualità, potrebbe veicolare pubblico. Questo vuol dire community, condivisioni, magari link che arrivano da un interesse genuino per quello che fai. Insomma, segnali ce ne sono in abbondanza. Non dimenticare che i collegamenti nofollow fanno parte di un profilo link genuino, naturale.

Da leggere: come usare il target=”_blank” nei link

Tu come usi questo attributo?

Il punto è chiaro: devi usare il rel nofollow con attenzione. Senza improvvisare. Il link non deve essere visualizzato da Google come utile per trasferire forza alla fonte? Perfetto, usa questo attributo. E usalo per tutti i link che, ad esempio, rimandano a risorse che non conosci o non ti danno fiducia. Queste sono le regole base, sei d’accordo? Tu usi questo elemento così? Lascia la tua opinione nei commenti, se hai dubbi non esitare a domandare.

Riccardo Esposito

Blogger per Serverplan, webwriter freelance e autore di My Social Web. Scrivo ogni giorno. Ho pubblicato un libro dedicato al mondo del blogging. Ah, l'ho già detto che scrivo?




2 commenti su “Come usare e inserire il rel=”nofollow”

  1. Accorgimento da utilizzare per non incorrere a penalizzazioni, specialmente dopo l’ultimo cambio di algoritmo di Google dell’8 Marzo. Suggerisco anche un altro plugin che io utilizzo per aggiungere il rel=nofollow ai link in modo molto rapido: Ultimate NoFollow. Facilmente reperibile nella repository dei plugin di WordPress. ;)

    • Ciao Alessandro, mai usato il plugin WordPress Ultimate Nofollow: che caratteristiche ha? Perché me lo consigli?

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