Google conferma: i nuovi gTLD non hanno effetti sulla SEO


Postato in data luglio 23rd, da Riccardo Esposito in News. 4 comments

Ricordi l’evoluzione dei gTLD? Prima ti dovevi accontentare di poche soluzioni anonime che ruotavano intorno al .com e al .org. Poi è arrivata la rivoluzione, e via con una marea di domini di primo livello generici. Oltre seicento, e tutti con un unico obiettivo: descrivere il contenuto del sito.
gtld SEO
La differenza con i vecchi gTLD, infatti, è chiara: adesso puoi dare alla tua attività un dominio tagliato su misura. Hai un locale notturno? Acquisti un’estensione .BAR. Ti occupi di fotografia? Punti al .CAMERA o al .PHOTO. Con i nuovi domini hai massima libertà, puoi trovare una soluzione per ogni esigenza.

Nel corso dei mesi gli acquisti sono andati avanti, ci sono dei risultati interessanti. Ma i webmaster e i SEO hanno sempre rivolto lo sguardo verso una domanda netta: i nuovi gTLD possono influenzare il posizionamento di un risultato su Google?

Se è vero che le keyword nel dominio hanno un valore, potrebbero esserci delle possibilità anche per i gTLD? In fin dei conti il cambiamento è questo: passiamo da una sigla senza senso a una particella rilevante, che descrive il contenuto di un sito.

gTLD e SEO: c’è un rapporto?

Ecco la domanda chiave, quella che molti hanno rivolto a esperti del settore:  in che modo i nuovi gTLD influenzeranno i risultati della ricerca? Google sta cambiando l’algoritmo per favorire questi gTLD? Sono o saranno importanti in un processo di ottimizzazione SEO?

gtldLa risposta viene lasciata sul blog ufficiale di Mountain View, porta la firma di John Mueller, ed è netta:  Google tratta i nuovi gTLD come le altre estensioni, quindi come .com e .org. Niente di più e niente di meno.

In altre parole, le keyword di un dominio di primo livello generico non danno alcun vantaggio o svantaggio in termine di ranking. Non ci saranno distinzioni. E questo vale anche per i domini locali tipo .LONDON o .BERLIN. Quindi ,se vuoi acquistare un dominio personalizzato per intercettare eventuali vantaggi SEO sei sulla cattiva strada. Ma questo, in fin dei conti, lo sapevamo già. O meglio, sul blog Serverplan ho portato avanti un valore dei nuovi gTLD solo ed esclusivamente legato al brand. Alla possibilità, ovvero, di trasmettere all’utente un’idea chiara ed esaustiva della propria attività.

Senza dimenticare il lavoro in termini di search engine marketing. Sai bene che la serp è molto competitiva, e che devi sfruttare ogni stringa di testo per comunicare. Per indicare al tuo potenziale cliente cosa fai, qual è la tua attività, quali sono gli argomenti che stai affrontando.

E tu hai già acquistato un nuovo gTLD? Vuoi valutare prima l’importanza in termini di branding per il tuo sito web? Ti lascio qualche post per approfondire l’argomento:

Riccardo Esposito

Blogger per Serverplan, webwriter freelance e autore di My Social Web. Scrivo ogni giorno. Ho pubblicato un libro dedicato al mondo del blogging. Ah, l'ho già detto che scrivo?




4 commenti su “Google conferma: i nuovi gTLD non hanno effetti sulla SEO

  1. Personalmente sono sempre stato convinto che i nuovi domini non avrebbero influenzato il ranking nei motori di ricerca e lo scrivevo un anno e mezzo fa:

    http://www.wholeworldtrip.com/2014/02/nuovi-domini-ma-vecchia-seo.html

    Il titolo completo dei tre post (“I nuovi domini, la vecchia SEO… e perché ci vorrebbero dei filosofi che si occupassero di standard ed Information Technology”) evidenziava il principio antropologico sulla base del quale facevo la previsione, aggiungendo che la responsabilità per i cambi di standard dovrebbe essere presa seriamente.

      • Semplicemente perché sono cambiamenti che riguardano miliardi di persone. E non esistono ancora le competenze per al gestione di un paese di 3,5 miliardi di persone.

        Riporto la considerazione che scrissi nell’articolo citato:

        «La vicenda della liberalizzazione dei suffissi di dominio, sebbene gestita da un ente (l’ICANN) che almeno sulla carta è no-profit, ha mostrato come scelte di carattere PLANETARIO, che incidono più o meno significativamente sulla vita delle persone, non contemplino la valutazione delle loro esigenze.

        Il Web è il luogo più popolato del pianeta; entro il 2015 si prevede che almeno la metà della popolazione mondiale, stimata in 7.3 miliardi di persone, sarà connessa a Internet. Le decisioni che riguardano un luogo tanto vasto e tanto popolato non possono essere prese con leggerezza, non possono essere nelle mani degli stati, delle multinazionali, delle lobbies, delle associazioni, dei consorzi, e nemmeno lasciate all’arbitrio dei molti uomini di buona volontà che pure esistono e fanno la loro parte per rendere la rete un luogo/non-luogo migliore.

        Ci vogliono nuovi professionisti, nuovi pensatori che ci aiutino a pensare come dev’essere quella terra promessa dove si incontreranno e convivranno più di 3 miliardi e mezzo di persone.
        Gli stati dove viviamo li hanno costruiti, più che le guerre, le pacificazioni, le annessioni, le cessioni, le immigrazioni o i cataclismi naturali, i pensatori. I filosofi.

        Nella società della velocità siamo abituati al tutto e subito, per cui non abbiamo “le competenze” per esercitare l’antica arte del pensiero lento. Ci manca il know-how per fermarci e riflettere su come deve essere qualcosa. Per mille ragioni, tendiamo a realizzarla mentre la pensiamo, con inevitabili errori e ulteriore dispendio di energie per la fase di correzione. Questo nel Web è la normalità (chi ha fatto project management in tale ambito sa di cosa parlo).

        Ma quando si tratta di definire degli standard, quando ci sono scelte che riguardano miliardi di persone, varrebbe la pena di pensarci un po’ su. Ci vorrebbero, forse, proprio dei filosofi a proporre le innovazioni, non solo per i nomi di dominio, ma per gli algoritmi dei motori di ricerca, per le problematiche relative alla proprietà intellettuale, per la raccolta/gestione/proprietà dei dati, per la privacy, per i monopoli dei grandi gruppi .com, per le regole di gestione e auto-gestione del Web.
        Non degli ingegneri, non dei marketer, non dei manager, ma dei filosofi dell’Information Technology.»

  2. Interessante sarebbe valutare il punteggio di qualità di un annuncio Adwords dove è presente la keywords nell’estensione di dominio

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