Fare blogging vuol dire rispondere alle domande


Postato in data aprile 30th, da Riccardo Esposito in Blog. No Comments

Questo è il futuro del blogging. Quello che stai leggendo.

Non hai capito, vero? Colpa mia. Ho saltato qualche passaggio. Proviamo a definire insieme il significato dell’azione. Cosa significa fare blogging? Scrivere su un pezzo di carta digitale pensieri, opinioni, esperienze. Così nasce il blog: come un diario personale.
blogging
Poi è arrivato il web marketing, poi sono arrivate le strategie per proporre ai potenziali clienti qualcosa che i banner e le inserzioni non riuscivano più a somministrare. O che non sono mai riuscite a inoculare. Il blog, quindi, è entrato nella toolbox del web marketer. Ovvero del professionista che usa il web per ottenere dei risultati tangibili.

Vuoi vendere di più?

Usa Google Adword. Ti fai trovare nella serp, raggiungi i tuoi risultati e vai avanti senza timore. Certo, devi avere un professionista al tuo fianco per ottimizzare le azioni: muoversi alla cieca su Google Adwords vuol dire (con certezza quasi matematica) buttare i soldi.

Però come viene percepita l’inserzione pubblicitaria? Come un’invasione di campo. Io sto cercando un risultato utile e tu Google, grazie alla tua posizione dominante, mi proponi dei siti che pagano per essere in alto. Pagano per essere nella serp in quella posizione. Troppo facile. Ecco perché il blog diventa il miglior amico di chi vuole farsi trovare.

  • Più occasioni di farsi indicizzare.
  • Più occasioni per farsi condividere.

Prendi come esempio il sito web. Statico, fermo, inamidato. Praticamente un muro. Hai creato degli ottimi testi, hai ottimizzato le pagine in modo da avere un buon posizionamento, hai lavorato bene con il visual: immagini e video completano l’opera. Insomma, sei soddisfatto. Ma poi? Come pensi di procedere?

La pubblicità è una soluzione, ma tu devi creare dei contenuti utili per i tuoi potenziali clienti. Devi intercettare le ricerche su Google e le discussioni sui social, e lo devi fare con articoli che sappiano rispondere alle domande. Non devi fare blogging per soddisfare le tue curiosità o raggiungere i tuoi obiettivi immediati: devi essere lieto di poter servire.

Sì, citazione da L’uomo bicentenario. Ma il senso è questo. Tu non sei per arraffare tutto e scappare. Tu stai facendo blogging per servire, per dare delle idee, per essere utile a chi ti cerca. I frutti li raccoglierai in seguito, quando sarai diventato un punto di riferimento per la tua nicchia, quando i tuoi articoli saranno intercettati nella serp e sui social, quando le persone seguiranno il tuo blog perché lasci il tuo punto di vista. Non quello aziendale: il tuo punto di vista.

Per approfondire: 6 trucchi da blogger professionista.

Una questione di personalità

Ecco perché ho iniziato l’articolo proponendomi come il futuro del blogging. Attenzione, non è autocelebrazione ma solo una considerazione: il blogging ha bisogno di contenuti utili – e qui ci siamo – ma anche di persone in carne e ossa. Facci caso: tutti i grandi blog hanno un nome e cognome all’inizio e alla fine del post. Ma soprattutto hanno una personalità. Il blogger porta avanti una rubrica, un punto di vista più o meno in linea con le opinione dell’azienda.

Massima libertà all’autore? Può dire quello che vuole? Io ti faccio un esempio. Sul blog di Moz c’è un disclaimer: “The author’s posts are entirely his or her own (excluding the unlikely event of hypnosis) and may not always reflect the views of Moz”.

Ogni autore esprime la propria opinione che non rispecchia per forza quella dell’azienda. Ovviamente bisogna considerare una serie di fattori (le persone che scrivono vengono pagate o sono solo dei guest blogger?) ma lo sai perché il blog di Moz è uno dei più visitati al mondo nel settore SEO?

Perché indipendente. Perché è qualitativamente superiore grazie alla libertà che ogni utente ha di esprimere la propria opinione. Un’opinione ricca perché la qualità degli autori è indiscussa. Ma ora immaginati un calendario editoriale di Moz basato sull’egocentrismo. Basato sul portare avanti un profilo aziendale grigio, schematico, senza alcuna attenzione nei confronti del mondo circostante.
futuro blogging
Ci siamo solo noi. Punto. E c’è solo il punto di vista aziendale. Ora io non posso entrare nelle dinamiche del singolo progetto, ma leggo ogni giorno articoli di blog che fanno riferimento a realtà aziendali consolidate. Chi punta in alto ragiona in questo modo: scrive per chi legge. Crea valore per chi opera nel settore. E non ha paura di dare senza ricevere.

Proprio come abbiamo fatto noi con l’ebook dedicato a WordPress, proprio come fanno decine di blogger che creano grandi contenuti da scaricare a costo zero. Certo, a volte c’è un prezzo simbolico da pagare – una condivisione, l’iscrizione a una newsletter, una citazione – ma se hai creato un contenuto valido chi riceve ha tutto da guadagnare.

Il futuro del blogging?

Il futuro del blogging è questo secondo me: personalizzazione dei contenuti, ascolto della nicchia, indipendenza di chi gestisce il blog (senza per questo diventare una spina nel fianco). C’è sempre chi paga le fatture ed è giusto seguire una strategia comune. Ma la gente si aspetta questo da un blog. O almeno secondo me. Qual è la tua opinione?

Riccardo Esposito

Blogger per Serverplan, webwriter freelance e autore di My Social Web. Scrivo ogni giorno. Ho pubblicato un libro dedicato al mondo del blogging. Ah, l'ho già detto che scrivo?




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