Come abbassare la frequenza di rimbalzo (bounce rate)


Postato in data gennaio 2nd, da Riccardo Esposito in Generale. No Comments

Quando lavori su un sito web devi valutare una serie di fattori importanti. Anzi, decisivi per valutare il successo o l’insuccesso delle tue azioni. Ecco perché è importante monitorare Google Analytics, valutando le visite e altri fattori come la frequenza di rimbalzo.

Ecco, la frequenza di rimbalzo. Conosciuta anche come bounce rate. Perché è così importante e per quale motivo tutti vogliono abbassare la frequenza di rimbalzo? Le risposte si trovano nel bisogno di mantenere l’utente il più possibile sul proprio sito, ma questo non basta. Ecco un approfondimento per cercare di capire cos’è, come ottimizzare e come ridurre il bounce rate.

Cos’è la frequenza di rimbalzo: definizione

La frequenza di rimbalzo (bounce rate) è un dato molto importante per valutare l’efficacia del tuo blog, del tuo sito web e del tuo e-commerce. Il suo compito: misurare la percentuale di visitatori che lasciano il tuo spazio web dopo aver visitato un’unica pagina. Ecco la definizione ufficiale di Google: “La frequenza di rimbalzo è la percentuale di visite che non vanno oltre la pagina iniziale prima di uscire da un sito”.

Un vero peccato. Hai investito tempo e risorse per accogliere il lettore nel migliore dei modi possibili, hai creato nei contenuti utili e hai curato l’usabilità della tua home page. Poi ti trovi una percentuale di bounce rate altissima nel tuo account di Google Analytics. Forse non hai lavorato nel modo giusto.

Per approfondire: come inserire il tag alt immagine

Frequenza di rimbalzo ottimale: alta o bassa?

Questa è la classica domanda: meglio avere un bounce rate alto o basso? In linea di massima il concetto è semplice, e propone una frequenza di rimbalzo che si avvicini il più possibile allo zero. Detto in altre parole, un sito con bounce rate alto non riesce a far navigare le persone.

Questo punto, però, deve essere relativizzato. Se il sito ha un’unica pagina è normale avere una frequenza di rimbalzo altissima. Stesso discorso vale per un blog: un pubblico costituito prevalentemente da lettori fedeli arriverà sulla pagina per leggere l’ultimo articolo e poi uscirà, perché il resto è già noto. Quindi, come dicevo prima, non esiste una frequenza di rimbalzo ottimale. Ma ci sono dei campanelli d’allarme da ascoltare e delle valutazioni da fare.

frequenza di rimbalzo, come ottimizzarla

Valori medi della frequenza di rimbalzo secondo Kissmetrics.

Se hai un sito web con molte pagine ma la frequenza di rimbalzo oscilla tra 80% e 90% forse c’è qualche problema, o comunque devi ripensare la struttura del sito mettendo in pratica qualche consiglio. Se invece rimani intorno al 30% stai facendo un buon lavoro.

Questo dato è molto importante, ad esempio, su un e-commerce perché dovresti spingere l’utente a visitare più pagine correlate. Che si potrebbero trasformare in acquisti differenti. 

Come migliorare la frequenza di rimbalzo

Cosa si nasconde dietro un’alta percentuale di bounce rate? La prima causa della frequenza di rimbalzo alta può essere un’organizzazione poco attenta della navigazione: impossibile raggiungere altre pagine se nascondi i link in una tendina che riesci ad aprire solo tu.

Questo è uno dei problemi: ragionare in termini individuali, costruite un sito che sia a immagine e somiglianza solo tua. Gli utenti non devono pensare, non devono ragionare per navigare: devono farlo e basta. Per dirla come Steve Krug: Don’t make me think.

Per migliorare questo punto, e offrire un menu di navigazione intuitivo e facile da usare, può essere utile fare dei test con persone esterne allo sviluppo del sito: in questo modo puoi avere un’opinione non viziata da chi usa e vede il sito ogni giorno. In ogni caso la base di partenza è semplice: usa pochi elementi nel menu di navigazione, chiari e comprensibili.

Elimina gli ostacoli alla buona navigazione

Altra causa di abbandono del sito è la presenza di ostacoli all’apertura della pagina. Cosa intendo per ostacoli? Musica, pop-up invadenti, pubblicità che occupa gran parte dello schermo: tutto questo può causare una fuga dal sito appena aperto. 

Poi c’è il tempo di caricamento delle risorse web: gli utenti sono abituati a pagine rapide e possono abbandonare un sito, un blog o peggio ancora un e-commerce se il tempo aumenta.

frequenza di rimbalzo

Come ottenere una buona frequenza di rimbalzo.

Per migliorare il caricamento di una pagina web devi seguire le indicazioni del Page Speed Tool, un ottimo strumento offerto da Google, ma conta anche la scelta dell’hosting. Un server veloce nella risposta ti permette di migliorare il caricamento della pagina, e questo è un aspetto che va tutto a vantaggio del bounce rate. Per saperne di più: i vantaggi di un server veloce.

La qualità può diminuire la frequenza di rimbalzo

Un aspetto che penalizza la frequenza di rimbalzo è la qualità del contenuto e, nello specifico, la struttura del post. Un articolo ben confezionato, scritto seguendo le regole della leggibilità, permette all’utente di terminare la lettura e magari di scegliere un altro articolo.

In questo caso è fondamentale l’uso dei link interni: per approfondire un argomento puoi inserire un collegamento a risorse che hai scritto, e quindi mantenere l’utente nel tuo spazio.

Alla fine di un articolo o di una scheda di un prodotto da acquistare puoi mostrare i contenuti correlati: articoli che potrebbero interessare chi ha appena visualizzato un contenuto.

Questo vale per un blog (ci sono plugin WordPress che svolgono questo compito) ma è ancora più importante per un e-commerce dato che si possono proporre altri articoli da acquistare (telefonino e custodia, telefonino e auricolari…). Non lasciarti scappare le occasioni.

La frequenza di rimbalzo su Google Analytics 

Google Analytics, ovviamente, permette di misurare il bounce rate del tuo sito web e delle pagine web. Quindi puoi avere una stima generale e le indicazioni che riguardano le singole risorse. In questo modo mantieni sempre la situazione sotto controllo.

Una delle soluzioni più interessanti offerte da Analytics è la possibilità di creare degli eventi per monitorare pagine che superano o sono al di sotto di una soglia che hai deciso. Per maggiori informazioni puoi dare uno sguardo alla pagina eventi di Google Analytics.

Come ottimizzare ancora il bounce rate

Usa un design responsive: sai quante persone usano il mobile per navigare? E sai cosa significa costringerle a sforzi sovrumani per leggere solo un paragrafo? Impossibile!

La risposta è semplice e ti porta all’abbandono della pagina dopo pochi secondi. I temi WordPress di norma sono già responsive, ma verifica sempre con il Mobile Test di Google.

bounce rate

Come diminuire il bounce rate?

Un ultimo consiglio: crea delle pagine che siano veramente utili al lettore. Può sembrare un consiglio scontato ma la verità è semplice: molti blogger e webwriter pubblicano pagine che, in realtà, non hanno alcuna utilità per il lettore. E di conseguenza, quando arrivano su queste risorse, le abbandonano dopo pochi secondi dopo una rapida occhiata.

Creare pagine ricche di risorse, ben collegate e facili da navigare è il primo passo per migliorare il bounce rate. Non credi? A volte la soluzione ai problemi si trova dietro l’angolo.

Da leggere: cos’è e come usare l’FTP

Come ridurre bounce rate secondo te

Qui trovi una serie di consigli per ottimizzare la frequenza di rimbalzo: le persone devono arrivare sul tuo sito web e devono muoversi con facilità. È normale avere una percentuale di bounce rate, di visite che abbandonano dopo un’unica pagina. Ma devi lavorare per diminuire questa percentuale. Come hai raggiunto la frequenza di rimbalzo ottimale?

Riccardo Esposito

Blogger per Serverplan, webwriter freelance e autore di My Social Web. Scrivo ogni giorno. Ho pubblicato un libro dedicato al mondo del blogging. Ah, l'ho già detto che scrivo?




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