Prenditi cura della tua serp


Postato in data novembre 18th, da Riccardo Esposito in Generale. No Comments

Sì, proprio della tua serp. Se hai un sito web, un blog, un portale o un e-commerce hai anche un risultato nella pagina dei motori di ricerca.

Un risultato da curare come se fosse parte del sito perché la maggior parte dei clienti, dei lettori e di tutte le persone che vogliono investire nel tuo business passano dalla serp.

azienda

No, non tutte. Ma chi non ti conosce e ti trova per caso sul web deve cliccare sulle informazioni che tu deciderai di mostrare. Meglio presentarsi nel modo migliore possibile, non credi?

Ecco qualche consiglio per curare la tua serp!

Tag Title

Il primo passo per tutelare la tua serp è semplice, ma al tempo stesso essenziale: devi curare il tag title di ogni pagina. Ovvero quella stringa di testo che compare nella parte superiore del risultato.

Presenta un font più importante, si evidenzia più facilmente agli occhi dell’utente. Per questo deve essere chiaro e sintetico, capace di racchiudere in poche battute il contenuto della pagina. Ecco le buone norme da seguire per creare un buon title:

  • Usa un massimo di 70 caratteri altrimenti Google la taglia.
  • Usa le keyword più importanti per il tuo business senza esagerare.
  • Non rinunciare mai alla chiarezza e alla leggibilità.
  • Ricorda che il title uscirà nei motori di ricerca ma anche nei social.

Ricorda che il title è importante per definire l’argomento trattato nella pagina agli occhi dei motori di ricerca. Ma ancora di più a quelli delle persone. Per questo devi sempre scrivere i title informati, capaci di soddisfare le esigenze dei lettori.

Vuoi approfondire? Ti consiglio questo articolo di Moz.

Description

Subito dopo il title abbiamo la description, una sezione di testo più ampia del title ma con font decisamente più piccolo. La description è particolarmente importante in ottica SEM ma non è indicizzata dai motori di ricerca.

serverplan

Serve ad approfondire ciò che è stato detto nel title, e a continuare l’opera di persuasione nei confronti dell’utente: la description è un’arma formidabile per convincere le persone a cliccare sul tuo risultato. Ma devi usarla nel modo giusto:

  • Deve essere compresa tra i 150 e i 160 caratteri altrimenti Google la taglia.
  • Deve essere particolarmente curata da un punto di vista copy.
  • Non deve essere un elenco di keyword inutili.

Inoltre, devi abbandonare la pratica delle meta description uguali per tutte le pagine. Ricorda che le persone leggono le informazioni che tu aggiungi in questi campi in differenti modi, anche quando vengono condivise su alcuni social.

Facebook, ad esempio, estrapola la meta description per inserirla nella descrizione del link.

Sitelink

Sono quei link che completano il risultato principale. Si trovano in basso e possono assumere forme e dimensioni differenti: al momento, come suggerisce anche la guida ufficiale di Google, non è possibile scegliere quali sitelink mostrare.

sitelink

È possibile, invece, chiedere a Google di non mostrare un determinato sitelink se lo si ritiene poco utile. Ecco la procedura suggerita:

  • Vai nel Google Webmaster tool.
  • Aspetto nella ricerca e poi Sitelink.
  • Nella casella Per questo risultato di ricerca, inserisci l’URL per cui desideri che non venga visualizzato un URL di sitelink specifico.
  • Nella casella Fai retrocedere questo URL di sitelink, completa l’URL del sitelink che desideri far retrocedere.

Ovviamente il risultato non è immediato, bisogna attendere un po’ prima che la serp si aggiorni. In ogni modo è possibile influenzare (non definire) il titolo del sitelink dando un anchor text e un title ai link interni che abbia un significato semantico (non un semplice clicca qui).

URL

Anche l’URL della pagina viene visualizzato nei risultati di ricerca. Sulla buona norma da seguire per scrivere questa stringa così importante (è l’indirizzo di riferimento di ogni risorsa) la guida introduttiva alla SEO di Google è chiara.

url

Le URL friendly sono facili da ricordare, semplici da linkare e hanno più probabilità di attirare l’attenzione dell’utente. I consiglio più importanti: evita troppe parole chiave, nomi generici e session ID inutili. Un buon esempio arriva da questo schema di Moz.

Authorship

Con l’autenticazione del tuo profilo Google Plus puoi attivare l’authorship. Ciò significa che puoi comunicare a Google la tua firma digitale: sono articoli che hai scritto tu, e di conseguenza Google ti attribuisce l’avatar al fianco del risultato.

I vantaggi di questa soluzione nella serp? Il tuo contenuto sarà immediatamente riconoscibile dagli utenti. Inoltre nello snippet saranno presenti anche i link al tuo profilo Google Plus e il numero di persone che ti ha inserito nelle cerchie: un buon modo per implementare il tuo brand personale.

Rich snippet

Ovviamente il mondo della serp di Google non si limita a queste poche opzioni. Con le dovute attenzioni in termini di codice, è possibile personalizzare i propri risultati in modi diversi. Ecco le soluzioni offerte da Mountain View e il relativo strumento per la verifica dei dati.

Ad esempio è possibile inserire il numero di rating di un determinato prodotto, in modo che le persone possano vedere il numero di apprezzamenti prima ancora di cliccare sul risultato. Oppure, chi si occupa di cucina, può inserire i minuti necessari per la preparazione.

L’obiettivo è semplice: fare in modo che gli utenti scelgano un risultato avendo già un buon numero di informazioni in mano. Google cerca di soddisfare gli utenti e tu devi cercare di assecondare questa tendenza curando la tua serp.

Riccardo Esposito

Blogger per Serverplan, webwriter freelance e autore di My Social Web. Scrivo ogni giorno. Ho pubblicato un libro dedicato al mondo del blogging. Ah, l'ho già detto che scrivo?




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