Related content: sono veramente utili?


Postato in data ottobre 15th, da Riccardo Esposito in Wordpress. No Comments

Quando apri un blog WordPress hai un obiettivo: ottimizzare il prima possibile per iniziare a scrivere. Ed è giusto che sia così. Hai sudato sette camicie per scegliere il tuo dominio, poi hai acquistato un hosting WordPress (magari già installato per evitare tutte le operazioni di settaggio) e adesso vuoi pubblicare. Vuoi iniziare a produrre contenuti di qualità.
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Ovvero quei contenuti utili per portare traffico verso il tuo portale, il tuo e-commerce, il tuo sito web, la tua landing page. Il percorso è semplice: i contenuti attirano l’attenzione del pubblico, una parte degli utenti si dirige verso le pagine dove possono fare ordini o chiedere informazioni. Come? In che modo?

Una delle soluzioni utili è quella dei related content, i contenuti collegati.

I related content sono una costante sui blog. Il motivo è semplice: nessuno vuole perdere un lettore. Se hai letto un articolo, il mio obiettivo è quello di abbassare al frequenza di rimbalzo e portarti verso un’altra pagina. In linea di massima questi contenuti sono diventati sinonimo di link da inserire alla fine del post: una lista di link che un plugin seleziona in base a dei parametri.

Funzionano? Nella maggior parte dei casi i related post sono una funzione di base. Forse potresti sfruttare gli spazi del tuo blog per muovere i click verso risorse diverse. Magari per sostituire i link ad altri articoli verso prodotti o servizi utili al tuo business e al lettore.

La base dei contenuti collegati

Il primo passaggio per chi vuole lavorare con i contenuti collegati: inserire un plugin WordPress che in automatico decida quali articoli mostrare. Esistono decine di plugin utili per questo lavoro, ma ce ne sono un paio che io preferisco:

Quest’ultimo ti permette di inserire gli articoli in modo manuale, scegliendo il singolo articolo. Una soluzione meno automatizzata rispetto alle precedenti, ma più attenta alle esigenze individuali.

Inoltre puoi inserire, oltre alle classiche liste di articoli alla fine del post, un banner che appare solo quando arrivi alla fine del contenuto. Questo banner mostra – in basso a destra – l’articolo precedente: il plugin si chiama upPrev, ed è un elemento in più che puoi inserire per portare le persone verso altri contenuti.

Related content: sono veramente utili?

UpPrev all’opera su My Social Web.

Questi link hanno uno scopo? Abbassare la frequenza di rimbalzo, va bene. Poi? Potrebbero essere utilizzati in modo differente, e non lasciare che vengano gestiti da un plugin. Le soluzioni manuali, quelle che permettono di scegliere cosa mettere in quella determinata posizione, possono essere una risposta alternativa. Una risposta che ti consente di seguire i consigli di Search Engine Watch: offrire dei contenuti correlati definiti intorno alle personas.

“Offer Related Content Based on Personas. Related content gets really powerful when you’re able to target it within the same categories or tags, as these segments of content tend to be attractive to visitors who make it through related posts in the same content stack”.

Questo significa ragionare in termini di target, e non solo seguire le keyword presenti nel titolo per far uscire un contenuto. Un esempio di plugin utile a questo scopo è Adsense Daemon, uno strumento utile e intuitivo per inserire dei banner dove preferisci. La sua caratteristica fondamentale: ti dà la possibilità di scegliere cosa mostrare a chi.

Porta le persone dove preferisci

Adsense Daemon ha 4 slot nei quali puoi inserire il codice che preferisci. Li puoi usare per Adsense ma anche per un normale banner, un’immagine con link. Ogni slot ha uno spazio dedicato al codice, un menu a tendina che ti permette di definire dove viene mostrato il banner (io di solito scelgo nel footer del post) e poi il menu decisivo: in quale categoria mostrare il contenuto.
Related content: sono veramente utili?
Questo passaggio è importante per rispettare l’idea di personalizzazione dei contenuti correlati. E offrire link aggiuntivi pensando non solo all’automatismo del plugin, ma anche all’effettiva soddisfazione di chi legge. Ora però ti lascio l’ultimo passaggio: prova a sostituire i post dei contenuti correlati con dei link commerciali. Con dei prodotti o servizi legati alla tua attività.

Qual è il principio dell’inbound marketing? Farsi trovare dalle persone nel momento in cui ne hanno bisogno. Allora ti faccio questo esempio: pubblico un articolo dedicato all’ottimizzazione schede ecommerce, e suggerisco a Adsense Daemon di pubblicare banner verso server dedicati e VPS.

Queste sono le risorse ideali per chi cerca un hosting per ecommerce affidabile. Questo è un modo intelligente di sfruttare i banner pubblicitari perché seguo i bisogni del lettore: leggi un articolo dedicato all’ecommerce, ti propongo un servizio utile a questo tipo di attività.

La tua esperienza con i contenuti correlati

Davanti a te hai una scelta: continuare a inserire contenuti correlati pescando senza un motivo valido dai post, usare questo spazio per inserire dei banner in grado di guidare le persone verso delle risorse utili non solo a te. Questi link devono essere sì commerciali, ma inquadrati intorno alle esigenze degli individui.

Le persone devono essere felici di trovare determinati contenuti correlati, non assuefatti o annoiati. Sei d’accordo? Tu come ti muovi con i related content? Usi una semplice lista di post o preferisci creare dei contenuti in grado di seguire le esigenze dei singoli lettori?

Riccardo Esposito

Blogger per Serverplan, webwriter freelance e autore di My Social Web. Scrivo ogni giorno. Ho pubblicato un libro dedicato al mondo del blogging. Ah, l'ho già detto che scrivo?




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